lunedì 9 dicembre 2013

I 100 metri piani


Parliamoci chiaro.

Anche io sarei capace di vincere la finale dei 100 metri piani alle Olimpiadi, a patto che mi consentissero di correre da solo. Impiegherei forse 20 secondi per arrivare al traguardo ma, visto che sarei solo, non sarebbe un problema.

Ovviamente non mi dichiarerei subito vincitore, perché l'imponderabile va sempre preso in considerazione. La tensione di una gara così prestigiosa davanti al pubblico di tutto il mondo mi potrebbe anche fare venire un infarto, facendomi stramazzare al suolo in un finale tragico alla Dorando Pietri. Oppure un fulmine mi potrebbe incenerire durante il percorso, ma entrambe queste situazioni sono poco probabili.

E' un poco quello che è successo con Matteo Renzi. Ha vinto la corsa a segretario del PD correndo da solo. Ha detto fino all'ultimo che nulla era certo, ma sapeva che avrebbe vinto.

La nomenclatura del PD, dinanzi alla evidente incapacità a competere, aveva deciso di rifugiarsi in una conclusione nobile: il suicidio collettivo.

Così ai votanti restava la scelta fra votare per Matteo Renzi o votare per nessuno.

C'erano due nessuno.

Un nessuno vintage, Gianni Cuperlo, l'ultimo dei Moikani ovvero l'ultimo segretario della FGCI (Federazione Giovanile Comunista Italiana) fino al suo scioglimento, che Massimo D'Alema aveva tenuto congelato all'interno della sua fondazione Italianieuropei.

E c'era poi Pippo Civati, una starlette che ha approfittato della competizione per fare sapere a tutti della sua esistenza. Per lui scongelerei la definizione che davo di Walter Veltroni e cioè 'lo scemo del villaggio'.

Ve lo ricordate Walter Veltroni? Divenne segretario del PD e con la sua politica fece cadere il Governo Prodi perchè voleva andare alle elezioni da solo, vincerle, ed inaugurare un monocolore PD. Finì per consegnare l'Italia a Berlusconi per cinque anni.

Civati ne ripercorre la strada. Vuole fare cadere il Governo Letta e vuole andare alle elezioni a marzo in modo da ... riconsegnare l'Italia a cinque anni di Berlusconi. Pace all'anima sua.

martedì 6 agosto 2013

Sono ragazzi

Da alcuni giorni l’on. Fico, Presidente della Commissione di Vigilanza RAI eletto nelle file del Movimento 5 stelle, si lamenta in tutte le sedi e le interviste che rilascia perché ha chiesto alla RAI l’elenco dei suoi fornitori e questa gli ha risposto picche.
Per la verità un elenco glielo ha fornito e cioè l’albo fornitori, come dire l’elenco di tutti coloro che hanno chiesto di poter lavorare per la RAI e sono stati censiti in quell’albo. Qualcosa di molto simile ad un piccolo estratto dell’elenco telefonico.
Qualcuno alla RAI deve avere uno spiccato senso dell’umorismo.

La legge 103/75 stabilisce che la Commissione Parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi ha i seguenti poteri:
·        formula gli indirizzi generali per l'attuazione dei principi di cui all'articolo 1 , per la predisposizione dei programmi e per la loro equilibrata distribuzione nei tempi disponibili;
·        controlla il rispetto degli indirizzi e adotta tempestivamente le deliberazioni necessarie per la loro osservanza;
·        stabilisce, tenuto conto delle esigenze della organizzazione e dell'equilibrio dei programmi, le norme per garantire l'accesso al mezzo radiotelevisivo e decide sui ricorsi presentati contro le deliberazioni adottate dalla sottocommissione parlamentare di cui al successivo articolo 6 sulle richieste di accesso;
·        disciplina direttamente le rubriche di tribuna politica, tribuna elettorale, tribuna sindacale e tribuna stampa;
·        indica i criteri generali per la formazione dei piani annuali e pluriennali di spesa e di investimento facendo riferimento alle prescrizioni dell'atto di concessione;
·        approva i piani di massima della programmazione annuale e pluriennale e vigila sulla loro attuazione;
·        riceve dal consiglio di amministrazione della società concessionaria le relazioni sui programmi trasmessi e ne accerta la rispondenza agli indirizzi generali formulati;
·        formula indirizzi generali relativamente ai messaggi pubblicitari, allo scopo di assicurare la tutela del consumatore e la compatibilità delle esigenze delle attività produttive con la finalità di pubblico interesse e le responsabilità del servizio pubblico radiotelevisivo;
·        analizza, anche avvalendosi dell'opera di istituti specializzati, il contenuto dei messaggi radiofonici e televisivi, accertando i dati di ascolto e di gradimento dei programmi trasmessi;
·        riferisce con relazione annuale al parlamento sulle attività e sui programmi della commissione;
·        elegge dieci consiglieri di amministrazione della società concessionaria secondo le modalità previste dall’art.8;
·        esercita le altre funzioni ad essa demandate dalla legge.

I principi di cui all’art. 1, citati nel primo punto, sono: “La indipendenza, l'obiettività e l'apertura alle diverse tendenze politiche, sociali e culturali, nel rispetto delle libertà garantite dalla Costituzione”.

L’on. Fico dovrebbe quindi studiarsi i poteri della Commissione che presiede e capire che non è la Guardia di Finanza che può andare a controllare la gestione ordinaria della RAI.

Ma si sa, sono ragazzi.

Gli specchi scivolosi

Tentare di arrampicarsi sugli specchi è notoriamente una attività complessa. Se poi questo tentativo è eseguito da qualche supporter berlusconiano per tentare di salvare in extremis il proprio padrone, diventa una attività impossibile perché gli specchi diventano molto scivolosi.

Ci vogliamo riferire alla richiesta dell’on. Brunetta di non applicare al caso della condanna di Silvio Berlusconi la legge anticorruzione in quanto la sua applicazione sarebbe illegittima dato che il reato attribuito è antecedente alla emanazione della legge (2012) e la Costituzione vieta la retroattività delle norme penali (Art. 15 – comma 2 : Nessuno può essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del fatto commesso).

Consigliamo all’on. Brunetta la lettura della sentenza del Consiglio di Stato n. 695/2013 del 6 febbraio 2013 in ordine all’immediata applicabilità del decreto legislativo n. 235/2012 concernente il Testo unico delle disposizioni in materia di incandidabilita’ e di divieto di ricoprire cariche elettive e di Governo conseguenti a sentenze definitive di condanna per delitti non colposi, a norma dell’articolo 1, comma 63, della legge 6 novembre 2012, n. 190.

Si tratta del ricorso di un candidato alle elezioni regionali del 24/25 febbraio 2013 che si era visto cancellato dalle liste elettorali perché aveva subito una condanna relativa ad un reato antecedente l’entrata in vigore del Dlg 235/2012, la cosiddetta legge Severino.

La sentenza dice fondamentalmente tre cose.

La prima è che il comma 2 dell’art. 15 della Costituzione si applica alle leggi penali. Una legge si dice penale se prevede la reclusione, l’arresto, la multa o l’ammenda. Il Dlgs 235/2012 non è una legge penale e quindi il richiamo al citato articolo non è condivisibile.

Il secondo aspetto è che il Dlgs parla di “sopravvenuto” motivo di incandidabilità, e cioè la condanna, senza riguardo alcuno al momento in cui è stato eseguito il reato.

Infine la sentenza chiarisce che “l’applicazione della richiamata disciplina … pur se con riferimento a requisiti soggettivi collegati a fatti storici precedenti, non dà la stura ad una situazione di retroattività ma costituisce applicazione del principio generale tempus regit actum che impone, in assenza di deroghe, l’applicazione della normativa sostanziale vigente al momento dell’esercizio del potere amministrativo”.

 L'on. Brunetta e soci ne devono inventare un'altra.

domenica 4 agosto 2013

Memoria corta

Come ogni buon condannato, Silvio Berlusconi si professa innocente perché nulla sapeva del sistema con cui venivano sottratti denari dalle casse di Mediaset con la falsa intermediazione di un suo amico americano.
E’ strano che egli neghi oggi quello che, in qualche modo, ha ammesso non molto tempo fa.
Era il tempo del processo per la corruzione del magistrato che scrisse la sentenza Mondadori e tutto ruotava attorno ad una ingente somma di denaro che Berlusconi aveva girato a Cesare Previti e che quest’ultimo aveva diviso in due parti eguali fra il magistrato in questione ed un suo collega romano che probabilmente aveva fatto da tramite.
Nel corso del processo Cesare Previti sostenne che la somma ricevuta era solo il pagamento di una sua parcella ed il fatto che avesse girato la somma ai due magistrati nasceva solo da rapporti economici personali che nulla avevano a che fare con il processo Mondatori.
Dinanzi ad una simile dichiarazione il magistrato che presiedeva il processo gli pose una domanda che suonava più o meno così: “In tutti gli atti di questo processo non è presente neppure un foglio che porti la sua firma. Nessuna memoria legale, nessuna lettera e nessuna parcella. Come fa quindi lei a dirci che quei soldi erano il pagamento di una parcella dato che non esiste alcuna evidenza di una sua attività professionale in favore di Silvio Berlusconi e delle sue società?”
Cesare Previti rispose all’incirca in questi termini: “Io ho gestito tutta la definizione delle strategie legali di Fininvest sin dal suo nascere. Lei non trova documenti firmati da me in quanto io mi ero accordato con Fininvest per essere pagato estero su estero. Io quindi predisponevo i documenti che poi venivano firmati da un giovane avvocato del mio studio. Finivest mi pagava le parcelle sul mio conto in Svizzera”.
Mi permetto di usare il virgolettato in quanto questa parte del processo fu presentata in televisione, nell’ambito di più telegiornali, e quindi posso riportare il concetto con sufficiente precisione.
Giova ricordare come, per ammissione dello stesso Previti, gli avvocati che lo difendevano in quel processo fossero pagati da Fininvest e che l’ammissione di quella evasione fiscale non costituisse pericolo dato che era ormai prescritta. In ogni caso né Finivest né Silvio Berlusconi smentirono quelle dichiarazioni alle quali i magistrati in qualche modo credettero dato che Berlusconi fu estromesso dal processo grazie alla concessione delle attenuanti generiche dovute alla considerazione, espressa dagli stessi magistrati, secondo cui “Silvio Berlusconi era abituato a pagare parcelle rilevanti e quindi poteva non aver capito se quella richiesta economica era solo il pagamento di una parcella o il denaro necessario per corrompere i magistrati”.
Il buon Cesare Previti, diremmo anzi l’ottimo Cesare Previti, fornì anche la prova del fatto che quel patto truffaldino fu effettivamente posto in essere. Essendo anche accusato di aver intrattenuto rapporti con un noto malavitoso ne spiegò il senso spiegando che, a causa di quella forma di pagamento, lui non aveva disponibilità economiche in Italia e quindi, per le sue necessità quotidiane, era costretto a servirsi dei servigi di quel personaggio che andava in Svizzera e tornava con i contanti.
Cesare Previti aveva quindi reali disponibilità economiche in Svizzera che derivavano dai pagamenti che riceveva da Fininvest.

Io non so cosa vi ha raccontato vostra madre sui grandi segreti della vita. Mia madre, che era una gran donna, mi diceva sempre: “Figliolo ricordati che i soldi in nero nei conti esteri dei grandi lestofanti non li porta la cicogna. La cicogna porta solo i bambini. I soldi nei conti esteri arrivano solo sulla base di un furto. Si rubano i soldi dalle casse di una società, con false fatturazioni o false triangolazioni di intermediari compiacenti, e questi complici esteri trattengono la loro percentuale e ti accreditano il resto nei tuoi conti esteri”.

La circostanza che fra Cesare Previti e Silvio Berlusconi fosse stato concordato di pagare le parcelle estero su estero dimostra allora come quest’ultimo fosse perfettamente consapevole di disporre di conti esteri da cui poter emettere i pagamenti ed anche del fatto che esistesse un consolidato sistema predatorio che sottraeva illecitamente denari dai conti di Fininvest e/o Mediaset e li faceva affluire nei suo conti esteri.

La Procura di Milano ha sostenuto l’esistenza di questo sistema predatorio e lo ha fatto risalire ad un progetto criminoso posto in essere da Silvio Berlusconi. La Corte di Cassazione gli ha dato ragione.

Silvio Berlusconi ha allora la memoria corta quando adesso sostiene di non sapere nulla di certe strane operazioni che avvenivano nelle sue società.

venerdì 7 giugno 2013

Il bello addormentato

Udite! Udite! Silvio Berlusconi è stato condannato per la pubblicazione della telefonata di Fassino.

Sinceramente non mi interessa l’aspetto penale dato che sono più interessato alla politica ed alla osservazione dei fenomeni sociali.
Da questo punto di vista questo processo ha molto da dire.

In estrema sintesi si tratta della storia di un ladro che ruba qualcosa (la registrazione della telefonata) e tenta di rivenderla.
Nulla di particolare, né nel nostro paese né in tutto il resto del mondo.
L’ipotetico acquirente è quello che in gergo penale si chiama ricettatore.
Chi di noi non ha visto un serial poliziesco in cui l’investigatore di turno invita il collega a torchiare tutti i ricettatori della zona per avere notizie di un furto o di qualcosa del genere.
Quello che c’è di strano in questa storia è che il nostro ladro, in cerca di un ricettatore, non si dirige nei bassifondi e non va a trovare qualche noto lestofante.
Assolutamente no!
Il nostro ladro va in casa del Presidente del Consiglio in carica!
…zzo!

Questo Presidente del Consiglio lo riceve e quando si rende conto che quel ladro cerca di rifilargli qualcosa di rubato cosa fa?
Ha 40 agenti del servizio segreto a sua disposizione ed i carabinieri fuori della porta.
Voi, da bravi cittadini, penserete che lo faccia arrestare ancora prima che quello abbia il tempo di sedersi.
Invece no!
Organizza una riunione di famiglia chiamando il fratello, sedicente editore di un quotidiano.
A questo punto ascolta la telefonata contenuta nella intercettazione rubata?
NOOOOOOOOOOOOO!
Voi non avete capito niente!
A questo punto il Presidente del Consiglio SI ADDORMENTA e non riesce ad ascoltare la telefonata.
Non lo dico io. Lo dice lui al processo e lo rimarcano i suoi avvocati nella loro lunga arringa difensiva.
E, scandalo nello scandalo, i giudici di Milano non credono a questa verità lapalissiana e lo condannano.
Ma come è possibile che dei giudici non credano ad una verità così evidente? SONO PREVENUTI.
L’avv. Ghedini lo ha detto. Loro, come avvocati difensori, danno fastidio.

Ora che Ghedini e Longo, come avvocati difensori, diano fastidio non ho difficoltà a crederlo. Danno fastidio persino a me, figuriamoci ai giudici.
Io immagino che Silvio Berlusconi li paghi in natura. Una cassetta di mele per ciascuno dovrebbe essere più che sufficiente per una difesa di questo tipo.
Ma come si fa ad andare ad un processo e presentarsi con una simile ricostruzione dei fatti?
Silvio Berlusconi dice sempre che passa il fine settimana a parlare con i suoi avvocati. Per organizzare difese di questo genere?
Perché poi, OVVIAMENTE, il ladro, dinanzi al Presidente del Consiglio che si è addormentato, non è che lo sveglia o, più educatamente, aspetta che si svegli. Diciamo dodici ore, il minimo per il riposino ristoratore di un vecchietto rintronato.
No! Il ladro a questo punto se ne va e non fa più ascoltare la telefonata al Presidente del Consiglio, perché anche i ladri hanno una loro dignità da difendere.

Ma porca pupazza! Anche se questa dovesse essere la verità (la Santanchè né è certa e lei è donna di rispetto) inventati la prima cazzata che riesci a mettere insieme.
Qualsiasi cazzata ben costruita risulterebbe più credibile di questa verità da fedelissimi del nonnetto.
Inventati un complotto del Bilderberg, che per adesso va tanto di moda.
Inventati che il fu Emilio Fede si presentò, proprio in quel momento, portandoti a casa una fica imperiale dinanzi alla quale hai mandato a quel paese il ladro. L’Emilio è uno che testimonierebbe anche che sei alto e biondo ed una ragazzina pronta a fare la parte per 2.500 euro al mese la trovi ovunque, anche senza dovere andare in tangenziale.
Ne paga tante, una più o una meno.
Invece no! Il rispetto per la verità di Silvio Berlusconi e dei suo avvocati è talmente radicato che, se questa era la verità, questa andava rappresentata ai giudici.
CHE NON GLI HANNO CREDUTO!

A Milano non si può celebrare nessun processo davanti a questi giudici prevenuti.
Ditelo piano.
Non dobbiamo svegliare il bello addormentato.

Ora io, lo ripeto, non sono interessato all’aspetto penale.
Ma, anche se in Italia la politica può sembrare una farsa, non è possibile fare due parti in commedia.
Silvio Berlusconi deve decidere se vuole fare la parte dello statista che detta al governo la linea da tenere per piegare le resistenze della Germania oppure se vuole fare la parte del vecchio rincoglionito che si addormenta davanti ad un ospite che gli deve fare ascoltare una telefonata di tre minuti.
Se sceglie questa seconda opzione siamo disposti a concedergli una indulgenza plenaria per  tutti i suoi processi ma, dopo, si deve togliere dai coglioni.

mercoledì 29 maggio 2013

AIUTO! Mi si è ristretto il Movimento.

L’M5S è il vero grande sconfitto di questa tornata di elezioni amministrative e l’analisi del voto fatta dal Grullo Sparlante, con la divisione del paese in Italia A (brutta e cattiva perchè vota PD/PDL) ed Italia B (buona e progressista perché vota per lui), è talmente farlocca da esprimere, in tutta la sua evidenza, l’inconsistenza culturale di questo movimento e del suo leader.
Lo avevo già detto in occasione della vittoria della Serracchiani nelle elezioni regionali del Friuli-Venezia Giulia, dove l’M5S era stato il primo partito alle elezioni politiche, e lo ripeto anche adesso.
Per un movimento come l’M5S le elezioni politiche sono una cosa a parte perché in quelle elezioni le puoi sparare grosse quanto vuoi tanto qualche anima buona che crede a tutto e poi si va a mettere in coda alle Poste per farsi rimborsare l’IMU, la trovi sempre.
Alle elezioni politiche gli elettori votano il leader ed il suo programma, non lo sanno neppure chi poi finisce effettivamente in Parlamento. In questo senso la rappresentanza politica dell’M5S non è molto diversa da quella del PD o del PDL.

Le elezioni amministrative sono tutto un altro discorso. Lì le elezioni sono molto più personalizzate. Non stai votando un programma, stai votando una persona e non è facile presentare come sindaco di Roma un giovane avvocato che è stato scelto nelle primarie con 533 voti.
Uno così bisogna avere qualche grave turba mentale per votarlo a futuro sindaco di Roma. Ti scappa da ridere anche solo a pensarla una cosa di questo genere.
Lo stesso si può dire per tutti gli illustri sconosciuti che Il Grullo Sparlante ha candidato in giro per l’Italia ammettendo lui stesso di non conoscere i candidati dell’M5S.
Il Grullo Sparlante dovrebbe quindi pensare di più al fatto che è il metodo stesso di selezione dei candidati che lo esclude a priori da qualunque capacità competitiva nelle elezioni amministrative.
Fantasticare su Italia A ed Italia B serve solo ad indorare la pillola.

venerdì 17 maggio 2013

L'Italia a 5 stelle

Prepariamoci.
Fra un po’ arriva l’Italia a 5 Stelle e non sarà una cosa da poco.
Quando si fecero le prime consultazioni per la formazione del Governo, il Movimento 5 Stelle chiese al Presidente della Repubblica di dare l’incarico a loro.
Quando i giornalisti fecero notare all'on. Lombardi che avevano chiesto l’incarico senza indicare l’ipotetico Presidente del Consiglio lei rispose che nella logica del loro movimento la persona che avrebbe ricoperto quella carica non era importante in quanto sarebbe stato anche lui un portavoce.
Questo perché nell’M5S comanda la rete.
Se quindi, alle prossime elezioni, l’M5S dovesse avere la maggioranza assoluta ci troveremmo questa straordinaria novità. Io ho già acceso un cero alla Madonna per scongiurare questa disgrazia ma, essendo un non credente, potrei non essere esaudito.
Lo ripeto, non sarebbe una cosa da poco.
Facciamo solo l’esempio di questo pirla (scusate, volevo dire portavoce) messo a fare il Presidente del Consiglio che si presenta ad una riunione a livello internazionale e qualcuno gli chieda che ore sono.
Lui, per poter rispondere, chiederebbe tempo e farebbe partire una votazione in rete.
Forse il giorno dopo sarebbe in grado di dare una risposta.
Questo però era un caso semplice. Proviamo a fare un esempio più complesso perché bisogna sempre prepararsi al peggio.
Ipotizziamo che a questo pirla (scusate, volevo dire portavoce) messo a fare il Presidente del Consiglio venga chiesto il parere dell’Italia sulla nuova regolamentazione del commercio internazionale secondo il progetto messo a punto dal WTO (World Trade Organization – Organizzazione Mondiale del Commercio).
Il nostro pirla (scusate, volevo dire portavoce) farebbe partire una votazione in rete spiegandoci per bene di cosa si tratta. Poi succede che qualcuno, dopo essersi letto qualche migliaio di pagine che spiegano quel progetto, abbia dei dubbi e chiede spiegazioni al pirla (scusate, volevo dire portavoce).
Per farla breve diciamo che in un paio di settimane ce ne usciamo.
Ovviamente, nel frattempo, noi che dobbiamo votare e non siamo preparati, ci siamo presi un consulente per farci spiegare meglio il problema, abbiamo organizzato incontri notturni con tutta la famiglia allargata per tentare di arrivare ad una conclusione, abbiamo consultato per ore i due milioni di documenti che la ricerca di Google ci ha trovato sull’argomento ed infine, per essere proprio certi, abbiamo chiesto un consiglio al portiere.
Con tutti questi impegni, e dovendo sempre essere pronti a votare su ogni questione che venga sottoposta al nostro pirla (scusate, volevo dire portavoce) messo a fare il Presidente del Consiglio, di andare a lavorare non se ne parla più.
Ma che importanza ha.
NOI DOBBIAMO GOVERNARE L’ITALIA.

lunedì 13 maggio 2013

Aboliamo i prestiti alla politica

Quello che mi diverte e mi preoccupa, in Beppe Grillo, è il suo estremismo anarchico.
Si comporta come se il nostro paese fosse un paese di frontiera, tipo Far West, dove non esiste un modo codificato per prendere le decisioni, una Costituzione che definisce le regole ed un Parlamento che le applica.
Così, per ogni caso che arriva alla sua attenzione, si inventa un modo originale per risolverlo, senza tenere conto di nulla, come se la realtà della nostra democrazia non esistesse.
Bisogna discutere di diaria? Si fa firmare ai suoi rappresentanti un foglietto perentorio!
Bisogna discutere del diritto di cittadinanza? Si fa un referendum propositivo!
Bisogna discutere del Governo? Si fa un Governo senza che nessuno gli voti la fiducia!

Il problema è che siamo passati dagli industriali prestati alla politica, ai tecnici prestati alla politica per finire ai comici prestati alla politica.
Per favore: ABOLIAMO I PRESTITI ALLA POLITICA.

martedì 7 maggio 2013

A che gioco giochiamo

Io sono un darwiniano convinto. La selezione naturale della specie è l’unica legge che spiega l’evoluzione degli organismi viventi.
Se applico questo concetto alla vita politica arrivo alla conclusione che il primo tassello di una politica degna di questo nome è un giornalismo attento e professionale. E’ per questo che, quando assisto ad alcune trasmissioni televisive finisco per chiedermi a che gioco giochiamo.

Pochi giorno orsono, nel momento in cui si stava per consolidare il Governo delle larghe intese, una trasmissione televisiva intervistava un deputato del PD che spiegava come, per lui, un Governo di larghe intese dovesse prevedere la partecipazione dei tre principali partiti presenti in Parlamento. Come dire PD, PDL e M5S.
Ora, se la giornalista dinanzi a lui o il suo direttore presente in studio (Enrico Mentana), avessero chiesto a questo signore “Scusi, onorevole, che c…o sta dicendo?” forse, la prossima volta, costui avrebbe fatto in modo di esprimere concetti più decorosi.
Se invece i giornalisti fanno la parte di quelli che si bevono questa grande verità e gli chiedono maggiori dettagli costui, anche alla prossima intervista, continuerà a sparare cazzate.

Un giornalismo da operetta è il primo responsabile di una vita politica fatta da soggetti che dovrebbero essere cacciati via a calci.

Faccio alcuni esempi.

ESEMPIO N. 1
Ridicolizzare Silvio Berlusconi e la sua banda è una cosa facile anche per un ragazzo delle medie.
Stiamo parlando di un signore che si presentò alla politica con l’elenco di una massa di opere pubbliche, dalle Alpi alle piramidi, presentate su una cartina dell’Italia in una famosa puntata di Porta a Porta.
Per spiegare come si potessero avviare tante opere pubbliche in una volta spiegò che non era necessario disporre subito il finanziamento dell’intera opera. Si poteva finanziare il 10% di ogni opera e prevedere ogni anno successivo un ulteriore 10% in modo da fare procedere in parallelo la realizzazione di tutte le opere previste.
Peccato che poi la crisi economica non gli consentì di finanziare nulla ed i finanziamenti iniziali divennero denari gettati al vento. Se non fosse stato per il successivo Governo Prodi, che trovò i fondi, i veneti potrebbero ancora oggi fare pascolare le pecore nel nuovo passante di Mestre.
La Corte dei Conti, facendo la verifica di quella straordinaria intuizione, parlò di “enorme spreco di denaro pubblico”.

Stiamo parlando di una signore che ha gettato a mare oltre 400 milioni di euro per i lavori all’isola della Maddalena.

Stiamo parlando di un signore che, per rendere un servizio ai suoi alleati leghisti ed evitare a poco più di 2.000 allevatori lombardi e veneti di pagare le multe comunitarie per lo sforamento delle quote latte, ha fatto sì che l’Italia venisse sanzionata negli anni dalla CEE per oltre 4,5 miliardi di euro.

Stiamo parlando di un signore che, approvando uno dei tanti condoni edilizi ideati dal suo fido Ministro del Tesoro Tremonti, ha emanato una legge secondo cui si poteva pagare il condono a rate ma, appena veniva presentata la domanda di condono e si pagava la prima rata, veniva estinto il reato penale. Gli italiani, più furbi di lui, hanno pagato solo la prima rata con il risultato che sono andati in fumo introiti per circa 5 miliardi di euro. Posto che i comuni, cui spetterebbe l’onere, non sono in grado di perseguire questi illeciti amministrativi, possiamo dire addio a questi soldi.

Ci vuole altro per mandare a quel paese questo incapace?

Eppure, quando questo signore si è presentato alla trasmissione di Santoro, abbiamo visto il feroce Travaglio che gli contestava qualche multa per divieto di sosta di vent’anni prima ed il presentatore d’assalto che gli domandava cosa avesse mangiato a pranzo.
Forse le domande non erano proprio queste ma certo nulla di più serio.
A che gioco giochiamo?
E’ evidente che ci nasce il sospetto di avere assistito ad una rappresentazione teatrale dal copione scritto in precedenza. Tu vieni alla mia trasmissione e mi fai fare un botto di ascolti ed io ti faccio fare una bella comparsata davanti a milioni di italiani.

ESEMPIO N. 2
Edward Luttwak, l’economista rumeno naturalizzato americano, ci spiegava l’altra sera le mirabilie del sistema bancario americano e le confrontava con le banche italiane insieme ad alcuni allocchi che facevano la parte di quelli che gli dicevano quanto era bravo.
Raccontava come suo figlio avesse avuto finanziamenti incredibili per avviare la produzione di una chitarra in carbonio progettata da lui.
Non credo sia difficile spiegare a questo signore che le banche americane sono un tipo di azienda che non esiste nel nostro paese in quanto le “Banche” che abbiamo in Italia sono qualcosa di completamente diverso, anche se indicate con lo stesso nome.
Le banche americane sono delle aziende private che possono fare quello che vogliono. Se poi sbagliano e falliscono non gliene importa niente a nessuno. Gli americani hanno lasciato fallire Lehman Brothers ed hanno messo sulla strada tutti i suoi impiegati e gli investitori di mezzo mondo che ne avevano comprato le obbligazioni.
Da noi il sistema bancario è un sistema “amministrato” in cui la Banca d’Italia effettua una vigilanza che entra del dettaglio della gestione corrente delle banche e le sanziona ad ogni infrazione. Il sistema non è a prova di bomba, in specie contro le malversazioni degli amministratori, ma è estremamente cogente in relazione alla gestione corrente.
Se il figlio del signor Luttwak andasse in una banca italiana a chiedere un prestito per produrre la sua chitarra e qualcuno gli prestasse dei soldi, Banca d’Italia farebbe fuori mezza dozzina di dirigenti.
Una banca italiana non può né fallire né amministrare in modo meno che oculato i propri beni. Se presta dei soldi senza solide garanzie Banca d’Italia la chiude, nel senso che decide che il management non è in grado di gestire la banca e ne impone la vendita. Nella realtà vengono contattate alcune banche di sistema cui viene “consigliato” di acquisire quella banca male amministrata.

Questa realtà la conoscono tutti!
Allora a che gioco giochiamo?
Perché dobbiamo passare una serata a guardare dei giornalisti pirla che mettono insieme una rappresentazione teatrale, con quattro comparse che hanno voglia di farsi vedere in televisione, per organizzare il finto scandalo del giorno?

lunedì 6 maggio 2013

E' ora di decidere

Il Governo, sotto il pressante pungolo di Silvio Berlusconi, ha il gravoso compito di togliere l’IMU e, forse, restituire anche quella pagata lo scorso anno.
E’ quindi tempo di decidere in che modo vogliamo dare allo Stato i soldi che poi questo userà per restituirci l’IMU.
Perché, sia chiaro, non è che Silvio Berlusconi ha promesso di togliere l’IMU sic et simpliciter, lui ha promesso di togliere l’IMU perché il gettito di quella tassa può essere ottenuto con tasse diverse. Ha fatto anche delle ipotesi, contenute in un ipotetico disegno di legge presentato nella scorsa legislatura a conferma della sua promessa.
Per esempio una tassa di 4,00 € come tassa di imbarco aeroportuale. Ogni volta che prendi un aereo paghi un pezzetto di ex IMU.
Poi tutti gli aumenti classici: tabacco, alcolici, accise sui giochi.
Infine la grande levata di ingegno di prevedere come già acquisiti gli introiti derivanti da un ipotetico accordo con la Svizzera per tassare in loco i capitali che gli italiani hanno depositato nelle banche svizzere. Di questo accordo non abbiamo neppure iniziato a discutere con la Svizzera ma l’abitudine dei vari Berlusconi, Tremonti, Brunetta e simili insetti a prevedere sistematicamente spese certe coperte da introiti assolutamente ipotetici ha contribuito a rovinare l'Italia. Questo dei soldi che dovrebbero arrivare dall’accordo da iniziare a discutere con la Svizzera è solo l’ultima di questo tipo di trovate.
Noi però dobbiamo decidere come pagare gli stessi soldi dell’IMU, sotto altro titolo.
Così noi saremo più contenti e Silvio Berlusconi non avrà perso la faccia.
Evviva!

mercoledì 24 aprile 2013

Minculpop a 5 Stelle

Il Minculpop, per la precisione Ministero della Cultura Popolare, è stato un ministero del Governo Italiano, istituito dal regime fascista nel 1937 con il compito di controllo sulla cultura e di organizzazione della propaganda.
Qualcosa di utile nella creazione di un particolare clima propagandistico e culturale.

Oggi, con la nascita di una forma autogestita di informazione in rete, creare un particolare clima propagandistico è qualcosa che puoi farti in casa, assumendo per qualche centinaio di euro una badante rumena e facendogli gestire un blog che elevi al rango di cassa di risonanza del partito di turno.

E’, in estrema sintesi, quello che ha fatto il partito denominato “Movimento 5 Stelle” che si è dotato di un esperto di disinformazione che inanella blog tagliati nel modo giusto per eccitare gli animi di qualche sempliciotto.

Cito dal blog “Il valzer muto delle consultazioni” di Claudio Messora, capo della comunicazione M5S al Senato:
“Quale insuperabile empasse avrebbe dunque spinto Giorgio Napolitano a convocare d’urgenza il Partito Democratico ed il Popolo delle Libertà al Colle per forzare la mano e chiudere la partita? … Cosa ha autorizzato Napolitano a consultare solo due partiti decidendo a tavolino insieme a loro di riproporre la propria candidatura …”

Durante lo spoglio delle schede per l’elezione di Giorgio Napolitano, Silvio Berlusconi sorrideva con tutta la dentiera in bella vista per mostrare la propria supremazia politica. Era stato l’artefice principale della costituzione di quella delegazione di partiti che era andata al Colle a pregare Napolitano di accettare una seconda candidatura e si sentiva, a ragione, il vincitore morale della giornata.
A fine elezione, per continuare ad affermare la propria vittoria, si è trattenuto per oltre un’ora per farsi intervistare pure dai TG parrocchiali.

Ebbene, nonostante questo, ci ritroviamo con questo Pasquino, responsabile della comunicazione a 5 Stelle, che ribalta completamente la verità storica e racconta ai suoi Grullini che è stato Giorgio Napolitano a convocare i partiti.
Ora, sinceramente, ma con quale faccia si possono raccontare simili menzogne?
Oltretutto, a chi si raccontano simili menzogne? E’ mai possibile che questi Grullini, destinatari primi di questa falsificazione della storia, siano talmente polli da non aver avuto occasione di vedere uno straccio di telegiornale? Anche una replica di qualche esibizione di Emilio Fede andrebbe bene per svegliarsi da un simile torpore culturale.

D’altro canto non possiamo che considerarlo un dilettante al confronto del leader Beppe Grillo che ci ha spiegato che il Governo PD-M5S non si è fatto perché è stato il PD a non chiederlo.

lunedì 22 aprile 2013

Non era facile

No, non era facile fare tanti errori in così poco tempo, ma la politica è una cosa complicata e, visto che non la insegnano a scuola, è necessario fare esperienza.
Come è noto l’esperienza è quella cosa che ti rimane quando hai perso tutto e, in questo caso, è proprio così.
Poteva essere una vera stagione di cambiamento. Un governo PD-M5S, con un programma di forte innovazione, avrebbe potuto veramente cambiare questo paese ed un nuovo Presidente della Repubblica, adatto a gestire il nuovo corso, era possibile.

Invece è svanito tutto.

E’ svanito tutto perché Beppe Grillo, pensando di avere in mano tutti gli assi, ha tirato la corda fino a quando questa si è spezzata.
Poi, quando si è ritrovato con il suo pezzetto di corda moscia in mano, ha capito il monumentale errore che aveva fatto.
Lo ha capito talmente bene che ieri, nella sua conferenza stampa, è dovuto ricorrere ad un cumulo di menzogne per spiegare ai suoi che non era lui che aveva sbagliato.
Per spiegarlo è arrivato a riesumare vecchi arnesi del passato, il negazionismo, la falsificazione bolscevica della storia e ci ha spiegato che il governo PD-M5S non era nato perché: Il PD non ce lo ha chiesto!
Ripeto. Ha detto: IL PD NON CE LO HA CHIESTO!

Mi sono sentito proiettato all'indietro ai tempi dell’URSS e della dottrina Breznev. Il leader maximo enuncia la nuova verità e tutti gli adepti devono ripeterla senza errori: IL PD NON CE LO HA CHIESTO.

Così, come per incanto, è sparito lo statuto del movimento che impedisce ogni accordo. E’ sparito l’intervento di Casaleggio che, davanti agli eletti del movimento, minacciava di dimettersi ove quella assemblea avesse votato per un accordo con il PD. E’ sparita la qualifica di TRADITORE enunciata dal prof. Becchi per chi avesse votato a favore di quell’accordo. Probabilmente sarà stato fatto sparire anche quel blog di Beppe Grillo che spiegava come chi volesse un accordo con il PD aveva sbagliato a votare per l’M5S.
E’ sparito tutto. Adesso la nuova verità rivelata è: IL PD NON CE LO HA CHIESTO.

E, mentre Beppe Grillo enunciava questa monumentale menzogna, la cittadina Lombardo, seduta in prima fila accanto a lui, annuiva convinta. Perché lei c’era, lo può confermare. Il PD NON CE LO HA CHIESTO, era solo una puntata di Ballarò.

Adesso però il treno è passato!

E’ rimasta l’esperienza, da tenere nel debito conto, per convincersi di una cosa: LA POLITICA E’ UNA COSA SERIA.



venerdì 19 aprile 2013

Io lo avevo detto

Quando, nel 2009, l’on. Bersani si candidò alla guida del PD, presentò una mozione intitolata “Per il PD e per l’Italia”.
La pubblicò in internet e chiese il contributo degli iscritti.
Io mi permisi di inviargli alcune personali osservazioni di cui lui non tenne alcun conto anche perché, visto come vengono gestiti i siti internet del partito, ritengo che nessuno abbia letto la mia nota.
Peccato.
In essa erano indicate molte delle mancanze che ci hanno portato oggi alla candidatura Marini come Presidente della Repubblica.
A questo punto tutto va ripensato.

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Egr. On. Bersani,
ho avuto modo di leggere il documento “Per il PD e per l’Italia” che lei ha pubblicato in internet e mi permetto di indirizzarle queste poche note che rappresentano il contributo di un democratico rivoluzionario.
Sono un ingegnere e penso che la logica sia la cosa più rivoluzionaria che esista in questo paese dove tutto risponde a meccanismi che hanno, come elemento di aggregazione, la totale mancanza di logica.
Tento di riassumere, per punti, quello che manca nella sua bozza di relazione.

1.      Mancano le palle
Ha mai sentito la frase “quando il gioco si fa duro i duri iniziano a giocare”?
Oggi, con Berlusconi, si gioca al football americano. Presentarsi in campo in pantaloncini bianchi e con la racchetta da tennis sarà indice di raffinata eleganza ma serve solo a farsi prendere a pernacchie.
Lo ha capito Di Pietro ed anche se conduce la sua partita con rozza cafonaggine, porta a casa risultati e, giustamente, ci deride ogni giorno.
Quindi la prima cosa da fare è convincere l’elettore che abbiamo le palle.
Non è facile. Veniamo da anni di campagne sbagliate, di buonismi serviti a tutte le ore dai vari soloni dell’estrema sinistra (si vedano le guerre contro Cofferati a Bologna), di no su tutto degli ecologisti, di assoluta incapacità anche solo ad affermare l’esistenza di regole che vadano rispettate.
Non facciamoci illusioni. Nessun governo di sinistra sarebbe stato capace di risolvere il problema dell’immondizia di Napoli.
Allora dobbiamo trovare il modo di convincere gli elettori che siamo capaci di prendere delle decisioni e che siamo capaci di imporne il rispetto.

2.      Manca la sicurezza
Sono siciliano e sono tornato da poco a Palermo dopo aver vissuto per alcuni anni nel Veneto.
Nelle città periferiche del nord, piene di villette unifamiliari, oggi si vive come nel far west.
Al calar della sera le persone si barricano nelle loro case e pensano ad una cosa sola: a chi toccherà questa notte?
Perché ogni notte tocca a qualcuno e la cronaca del giorno dopo ci dirà chi.
Allora serve una posizione chiara, seria, pratica per migliorare la sicurezza delle persone.
O si comincia da qui oppure non venitemi a raccontare di fare politica perché non è vero.
Oggi non si può andare in giro a raccontare alla gente il solito “vogliamoci bene” perchè vi cacciano a calci in culo.
Cominciamo quindi ad occuparci della sicurezza delle persone. Se non ci piacciono le ronde inventiamoci gli angeli custodi (un minimo di clericalismo non guasta), ma inventiamoci qualcosa.
Senza una posizione seria su questo argomento è meglio andare a pescare. E deve essere una posizione sbandierata in prima pagina, non nascosta in terza di copertina, perché è il solo modo che abbiamo per far si che le persone si fermino ad ascoltarci.

3.      Manca la legge
Oggi viviamo in una società in cui molti meccanismi sono lasciati alla buona volontà delle persone perché nel passato non abbiamo ritenuto di occuparcene in quanto una certa correttezza ottocentesca ci faceva ritenere che le regole fondamentali della nostra democrazia sarebbero state rispettate senza neppure bisogno di essere enunciate.
Oggi, come lei ha giustamente notato, c’è una crisi di legalità che parte dall’alto.
Oggi si riunisce il Consiglio dei Ministri e fa finta di approvare un decreto legge che non esiste, o che è poco più che un elenco di buone intenzioni. Nei giorni successivi, chissà chi, scrive poi un testo che viene presentato in Parlamento come decreto approvato dal Governo. Su questo testo il Governo chiede il voto di fiducia e tutta l’impalcatura della nostra finta democrazia è servita.
Dobbiamo ripristinare la legge.
Dobbiamo studiare in che modo Berlusconi ha sistematicamente svuotato di significato le nostre istituzioni democratiche, il nostro processo penale, le regole della nostra economia, la stessa modalità di costituzione della nostra rappresentanza politica e dobbiamo costruire un sistema di leggi che parta dal presupposto che i lestofanti stanno fuori dalle galere e non dentro.
Senza questo non si può andare avanti.

4.      Mancano le regole
Oggi esistono leggi che danno vantaggi fiscali nei primi tre anni di costituzione di una società.
Esistono anche leggi che, per salvaguardare lavoratori che guadagnano meno di un tetto prefissato, prevedono la contribuzione previdenziale a carico dello stato o delle regioni.
Il risultato, lo dico per esperienza diretta, è che tutte le società che hanno in appalto esterno la pulizia degli uffici utilizzano lavoratori ai quali fanno fare un numero ridotto di ore per rientrare in quella normativa, in modo da non pagare contributi previdenziali. Poi chiudono la società ogni tre anni e ne costituiscono una nuova in modo da rendere permanente il vantaggio fiscale.
Queste società hanno sconfitto tutte le società che operavano con lavoratori assunti a tempo indeterminato ed ormai questo mercato è gestito interamente in questo modo.
Io arrivo in ufficio ogni mattina e vedo questi novelli schiavi che mi puliscono la scrivania la mattina e mi svuotano il cestino della carta la sera. Sono ovviamente due schiavi diversi perché, se fosse lo stesso schiavo, supererebbe il reddito minimo ed il padrone dovrebbe pagare di tasca sua i contributi. Ovviamente non può neppure fare un secondo lavoro legittimo perché se cumulasse i due redditi uscirebbe dalla normativa e verrebbe licenziato.
Chi ha costruito questi meccanismi perversi che hanno reso legale la schiavitù nel nostro paese?
Dobbiamo assicurare a tutti la ricostituzione di un sistema di regole che impedisca questi orrori e ridia dignità ai nostri lavoratori.

5.      Manca la speranza
Se esiste un mondo migliore noi dobbiamo prometterlo alla gente. Dobbiamo dargli la speranza che sia possibile una Italia nuova, diversa. Dove non si sposta il G8 in Abruzzo per fare impietosire Michelle Obama in modo che suo marito ci dia qualche soldo per rimettere in piedi quattro case.
Sono stufo di sentire dire che i tedeschi sono tedeschi e noi italiani.
Voglio una Italia che funzioni. Magari anche una Italia in cui i treni (e gli aerei) arrivino in orario senza bisogno di doversi mettere la camicia nera. Perché essere democratici non significa essere sbracati.


Mi consenta On. di essere brutale.
Al Pd ed all’Italia serve un leader.
Le idee le possiamo comprare da Auchan e glielo dice uno che passa tutta la giornata ad una scrivania a produrre idee.
Io le chiamo spremute di cervello e rendono bene ma se trovassimo un leader sarebbe meglio.

Cordiali saluti.







lunedì 15 aprile 2013

Morire di democrazia

Forse bisogna raggiungere una certa esperienza per aver visto tante cose e non stupirsi più di nulla.
Abbiamo detto “una certa esperienza” per non dire “una certa età”. Consentiteci questa piccola malizia che però è fatta a fin di bene. Non è sufficiente aver vissuto tanto se durante la propria vita non si è osservato il mondo.
OSSERVARE è cosa diversa dal semplice guardare. Indica un preciso intento analitico, la voglia di sapere e di capire.
 
Ricordiamo così l’avvento politico dei governi di centro-sinistra e la voglia del Partito Socialista di affermare la “democrazia” diretta. Un concetto nuovo che partiva dal presupposto che in ogni attività sociale in cui vi fosse da prendere una decisione era necessario prevedere un qualche organismo elettivo che consentisse alla democrazia di affermarsi.
Nelle grandi città nacquero i Consigli di Quartiere, nelle scuole, con i decreti delegati, nacquero gli organi collegiali con la presenza dei genitori e, nella sanità, si ebbero le Aziende Sanitarie Locali con i loro Consigli di Gestione.
Una ubriacatura di democrazia che ci ha portato guai per almeno trent’anni. Poi la maggior parte di questi Parlamenti sono stati revocati o svuotati di funzioni.
 
Oggi vediamo nascere questo Movimento 5 Stelle e la loro (finta) democrazia della rete in base alla quale ogni decisione va presa dopo aver interrogato gli iscritti.
 
Siamo arrivati alle comiche.
 
Assistiamo agli eletti alla Camera ed al Senato che restano chiusi in assemblee quasi perenni per decidere qualsiasi sciocchezza e, dulcis in fundo, assistiamo alla richiesta di valutazione della rete da parte della Capogruppo alla Camera per sapere cosa deve fare con le ricevute delle spese che non può produrre perché le hanno rubato il portafoglio.
 
Assistiamo all’intervento della senatrice Paola Taverna che vorrebbe discutere in Senato i decreti attuativi della normativa sulle cure con cellule staminali in quanto, a suo avviso, "Non è dignitoso da parte delle Assemblee rappresentative, e segnatamente da parte del Senato, demandare al Ministro della Salute e per di più con regolamento, ovvero con fonte normativa di rango secondario, peraltro di Governo dimissionario, la scrittura integrale di una nuova disciplina concernente la regolamentazione di medicinali di terapia genica, quelli di terapia cellulare somatica, nonché i prodotti di ingegneria tessutale".
 
Vi immaginate un Senato che discutesse in aula di un simile regolamento attuativo?
Passerebbe sei mesi a parlare solo di quello e con chi?
Chi, all’interno del Senato, sarebbe in grado di capire il senso di istruzioni medico-scientifiche di quel livello?
 
Un articolo apparso sulla stampa in queste settimane faceva la statistica dei regolamenti attuativi ancora da completare e dimostrava come gli uffici tecnici dei ministeri stiano ancora scrivendo regolamenti facenti capo a leggi approvate dall’ultimo Governo Berlusconi.
Se i regolamenti attuativi delle leggi si discutessero in Parlamento questi signori starebbero ancora parlando dell’avvento dell’energia elettrica.
 
Il tutto quando poi, per chiarire chi comanda, questi signori vengono presi e portati con il pullman in un posto sconosciuto in cui il caporale di turno gli spiega il latino.
 
Dureranno poco anche loro.

domenica 14 aprile 2013

Lo scandalo IRI

Con l'apparizione del nome di Romano Prodi fra i candidati dell'M5S sono tornati a farsi sentire quegli imbecilli che parlano da sempre della SVENDITA dell'IRI.
Si tratta di imbecilli di ritorno dato che la generazione precedente era stata zittita dai calcoli finanziari puntuali fatti a suo tempo dal prof. Spaventa, ex presidente della CONSOB, che di queste cose se ne intendeva.
Questa leggenda metropolitana della svendita dell'IRI nasce dal fatto che gli imbecilli, dato il loro limitato quoziente intellettivo, confrontano il prezzo di vendita che aveva concordato Prodi per vendere l'intero comparto alimentare, con quanto venne poi incassato vendendo ad una ad una le singole aziende.
E' un confronto sensato?
NO! E' un confronto da imbecilli.
Il prof. Spaventa lo dimostró in modo egregio indicando i quattro errori fondamentali contenuti in un confronto simile.
ERRORE 1: stabilito che non si era potuto vendere le aziende in blocco fu necessario rimetterle in grado di continuare a produrre. Per ognuna di queste aziende fu definito il nuovo management e fu deliberato un aumento di capitale che gli consentisse di andare avanti.
Chi fa il confronto toglie da quanto incassato tutti gli aumenti di capitale versati alle singole aziende?
NO, altrimenti non sarebbero degli imbecilli.

ERRORE 2: nel prezzo incassato é compreso il valore delle merci in magazzino e delle materie prime in deposito.
Chi fa il confronto toglie da quanto incassato il valore di merci lavorate e materie prime?
NO, altrimenti non sarebbero degli imbecilli.

ERRORE 3: ho tenuto questo errore ed il successivo per ultimi perché essendo stato il capocentro di una banca é quello che mi salta piú all'occhio.
Dopo lo stop alla vendita in blocco prevista da Prodi le singole aziende vennero risanate e vendute una ad una OTTO ANNI dopo. Ripeto OTTO ANNI dopo.
Chi fa il confronto tiene conto degli interessi maturati in OTTO anni?
NO, altrimenti non sarebbero degli imbecilli.
Tenuto conto del fatto che la cifra incassata era destinata a ridurre il debito dello Stato il prof. Spaventa quantificó gli interessi sulla base del tasso medio dei BOT dei singoli anni.

ERRORE 4: é lo stesso del precedente relativamente agli importi degli aumenti di capitale versati.
Chi fa il confronto tiene conto di questi ulteriori interessi maturati?
NO, altrimenti non sarebbero degli imbecilli.

Alla fine dei conteggi il prof. Spaventa arrivó alla conclusione che fra le due situazioni vi era una differenza di 1,5 miliardi di lire. Nulla tenendo conto delle cifre in gioco e, lo ammetto, non mi ricordo a favore di quale ipotesi.
Questo significa allora che non vi fu nessuno scandalo IRI.
NOOOOOOOOOOOOOOO!!!!!!!
Lo scandalo IRI ci fu e fu enorme solo che gli imbecilli sono troppo imbecilli per capire le strategie industriali.
Romano Prodi voleva vendere tutte le aziende insieme perché voleva che nascesse un forte polo italiano dell'alimentazione. Ricordo, per chi lo avesse dimenticato, che erano tutte aziende del comparto alimentare. Con la vendita di aziende singole, in alcuni casi a soggetti stranieri ed in altri casi a soggetti che poi hanno smantellato le aziende, non é mai nato un polo alimentare italiano.
Oggi noi mangiamo quello che viene stabilito a Parigi.
Questo é lo scandalo, voluto da Bettino Craxi per inimicizia verso il compratore e posto in atto, tramite false offerte, dal suo finanziatore Silvio Berlusconi.

giovedì 11 aprile 2013

Occupazione

Da alcuni giorni i rappresentanti del Movimento 5 Stelle occupano simbolicamente le aule del Senato e della Camera trattenendovisi oltre l'orario di seduta. Passano il tempo, fino alla mezzanotte, leggendo la Costituzione.
Trovo che questa occupazione sia una splendida idea capace, più di ogni altro discorso, di inculcare in questi nuovi rappresentanti del popolo il senso della democrazia.
Visitando vari blog e luoghi di discussione in rete ho sistematicamente notato come una delle caratteristiche principali della incultura politica dei nostri concittadini consista nella incapacità concettuale di saper distinguere la fondamentale diversità dei ruoli di maggioranza ed opposizione all'interno di una democrazia.
I politici sono tutti ladri, sentiamo dire.
I politici sono tutti colpevoli di averci portato a questo punto.
Non importa il ruolo che hai avuto nelle istituzioni. Sei stato deputato o senatore? Sei colpevole di averci portato a questo punto.
La capacità di comprendere la differenza fra la maggioranza che decide e l'opposizione che ha un ruolo di puro contrasto non fa parte del bagaglio culturale di molti italiani. 
Questa occupazione del Parlamento da parte dei rappresentanti dell'M5S può essere un momento fondamentale di acculturamento che potrebbe poi estendersi anche a qualcuno dei loro supporter.
Parliamoci chiaro. Dubito che molti di costoro riescano a restare svegli ascoltando fino a mezzanotte la lettura della Costituzione.
Così in quelle lunghe e noiose ore da passare seduti in quei banchi ognuno di loro potrà concentrarsi sul proprio ruolo istituzionale ed arriverà ad una semplice conclusione: io non conto un c...
Avranno la possibilità di ripetersi questo concetto cento e cento volte: io non conto un c...
Alla fine qualcuno di loro, almeno i migliori, avranno acquisito la fondamentale differenza fra maggioranza ed opposizione.

mercoledì 10 aprile 2013

Colpo di Stato

Dobbiamo organizzare un colpo di Stato.
Vanno molto di moda. Oggi qualsiasi imbecille vede colpi di Stato in ogni dove e noi non vorremmo restare indietro.

Ha iniziato #IlGrulloSparlante che é stato preso da un dubbio "se non é colpo di Stato questo cosa lo é" si è chiesto il nostro.
Siamo stati lí lí per definirlo un dubbio amletico ma francamente, disturbare il grande drammaturgo per un comico locale, ci é sembrato irriguardoso.
Trattiamolo quindi da dubbio semplice.
In soldoni si tratta del fatto che non sono state costituite le Commissioni Parlamentari. Un colpo di Stato senza alcun dubbio. Lo ha detto anche la mamma. 
Un colpo di Stato per omissione. Una fattispecie di recente costituzione prevista in uno di quei tanti disegni di legge che i Grullini non riescono a presentare.
La cosa singolare é che #IlGrulloSparlante un colpo di Stato lo ha organizzato per davvero e lo ha anche teorizzato nel momento in cui ha veementemente contestato l'art. 67 della Costituzione che prevede parlamentari senza vincoli di mandato.  Lui il vincolo di mandato lo vuole ed ha fatto firmare ai suoi norme di comportamento che sono in aperto contrasto con la Costituzione. 

Quando però un comico inventa una bella battuta trova subito qualche collega che lo copia.
Così il capogruppo alla Camera del PDL ha scoperto che, ove il prossimo Presidente della Repubblica inviasse alle Camere come presidente del Consiglio incaricato l'on. Bersani, sarebbe un colpo di Stato. Questo perché l'on. Bersani non avrebbe una maggioranza predeterminata prima di presentarsi alle Camere.

Noi, fino ad oggi, pensavamo che un colpo di Stato fosse una cosa seria. Generalmente una cosa da sudamericani o da centroafricani, gente specializzata. Sarà che in Italia tutto diventa una farsa ma questi colpi di Stato nostrani mi sembrano proprio comici a dimostrazione della straordinaria bravura dei due navigati istrioni.
Forse il problema nasce dal fatto che noi italiani non riusciamo più a distinguere fra l'avanspettacolo e la politica. Con la crisi dei teatri oggi i comici si sono trasferiti in Parlamento e la cosa sta creando una certa confusione.

martedì 9 aprile 2013

Commissioni subito

Oggi é di grande attualità il problema della costituzione delle Commissioni Parlamentari.
IlGrulloSparlante ha un problema non secondario e le reclama evocando colpi di Stato.
La sua strategia lo ha messo all'angolo e, fino a questo momento, i suoi in Parlamento non ne hanno fatta una giusta. I sondaggi poi dicono che il trenta per cento di quelli che lo hanno votato sono delusi e non lo rivoterebbero pur non avendo intenzione, nella stragrande maggioranza, di rivolgersi ad altri partiti.
In conclusione #IlGrulloSparlante ha bisogno di un successo a breve, perché non tira una buona aria. Non avendo grandi obiettivi da perseguire ed essendo fuori dai giochi per l'elezione del Presidente della Repubblica, vuole riuscire a fare campagna elettorale con la presentazione e discussione nelle Commissioni di alcuni progetti di legge sui  temi a lui più cari.
Se dovesse iniziare la discussione in Commissione di disegni di legge tipo la riduzione dei parlamentari o del finanziamento pubblico dei partiti, potrebbe mettersi una qualche medagli al petto.
Si badi bene, si tratta solo di un obiettivo propagandistico, perché é ovvio che, data la situazione dei rapporti con gli altri partiti, nessuno consentirebbe ai Grullini di fare passare una loro proposta.
Quindi COMMISSIONI SUBITO!

Questo obiettivo é talmente importante da far si che #IlGrulloSparlante si metta a parlare di colpo di Stato.
Sotto molti aspetti non ha torto anche se porsi solo oggi il problema degli eventuali pericoli che corre la nostra democrazia mi sembra un pensiero tardivo nel momento in cui la democrazia che abbiamo vissuto negli anni della prima repubblica non esiste piú.
Il problema é semmai quello di capire se il tipo di democrazia che abbiamo oggi ci soddisfa e se possiamo ancora chiamarla democrazia.
In effetti la nostra Costituzione disegna una democrazia parlamentare che é stata completamente mortificata dall'avvento di un industriale che ha costituito una azienda del suo gruppo, travestita da partito politico, con cui ha praticamente occupato ed esautorato dalla loro funzione le nostre istituzioni parlamentari.
In questi anni la Camera ed il Senato sono stati dei simulacri vuoti in cui una serie di impiegati del suddetto signore ha fatto finta di rappresentare un popolo che non li aveva eletti ma aveva semplicemente votato per Silvio Beerlusconi.
Così questi signori non hanno rappresentato gli italiani ma solo Silvio Berlusconi e, da suoi fedeli delegati, hanno votato compatti secondo i voleri del padrone e senza porsi neppure il problema di quello che votavano.
Significa che abbiamo vissuto in un regime?
Significa certamente che la democrazia di oggi non é piú quella di ieri. Siamo in una forma di democrazia diversa in cui il potere é tutto nella mani del Governo senza praticamente nessun controllo.
Solo se si guarda alla nostra realtà in questa ottica si puó capire come sia stato possibile vedere approvate leggi che avebbero fatto inorridire qualsiasi politico della prima repubblica.
Non vi é nulla di male a cambiare le regole della democrazia anche se, probabilmente, sarebbe stato meglio farlo attraverso una riforma costituzionale e non svuotando di contenuto le istituzioni attuali.
Scrivevo queste cose il 25 aprile 2002 su La Repubblica.

Ovviamente, una volta aperta la strada, altri la hanno seguita. Sono così continuate a nascere aziende familiari, travestite da partiti politici, che hanno ulteriormente aggravato la situazione perché é ovvio che i padroni di questi partiti politici hanno condotto un tipo di arruolamento che non ha certo premiato la qualità ma solo la fedeltà dei chiamati e la loro omogenità agli interessi della casa.
Il Movimento 5 Stelle é solo l'ultimo esempio di questa nuova tendenza.

In questa situazione, se volessimo tornare alla democrazia di una volta, non basterebbe nominare le Commissioni Parlamentari, occorrerebbe realizzare una riforma della rappresentanza politica che cacciasse fuori dal Parlamento queste aziende familiari. Una moderna "cacciata dei mercanti dal Tempio" di biblica memoria.

Se volessimo tornare all'argomento del momento osserviamo come il funzionamento dei nostri organi costituzionali sia regolato dalle norme e dalla prassi. Le norme, nel caso dei due rami del Parlamento, sono rappresentate dalla Costituzione e dai  rispettivi regolamenti mentre la prassi é la raccolta degli usi con cui le norme sono state poste in essere nella pratica parlamentare.
Le proteste de #IlGrulloSparlante e del suo GrulloCostituzionalista nascono dall'analisi codina delle norme e dalla evidenza del fatto che in esse nulla vi é di ostacolo alla nomina delle Commissioni anche in assenza di un Governo.
Non siamo pregiudizialmente contrari all'idea della supremazia della norma rispetto alla prassi, ci aspetteremmo peró che i nostri due eroi mantenessero nel tempo questa loro idea.
Intendiamo riferirci alla nostra idea di rispettare le norme, e non la prassi, nel NON attribuire in alcun  caso all'M5S la presidenza delle commissioni di garanzia, leggi commissione sui servizi segreti e sulla vigilanza RAI.
L'attribuzione di queste presidenze all'M5S dipenderebbe infatti dalla prassi ma, visto che #IlGrulloSparlante non fa altro che ricordarci la supremazia della Costituzione e dei Regolamenti Parlamentari, non vi é nulla in essi che indichi l'esigenza di assegnare all'M5S queste presidenze.

sabato 6 aprile 2013

Pace

Cantiamo la grandezza del Creato
e tessiamo le lodi del suo artefice.
Cantiamo TUTTI insieme,
perrché se unico é il Creato
unico é colui che l'ha creato.

Non sono religioso e forse, prorpio per questo, non riesco a capire il senso di tante divisioni fra coloro che credono nella esistenza di un Dio.
Ho scritto questa poesia proprio per chiamarli a sentirsi uniti. Se un Dio esiste, ed ha creato l'universo in cui viviamo, non può che essere uno soltanto anche se ciascuno di loro lo chiama in un modo diverso.
In questo senso chi offende il Dio dell'altro non fa che offendere il proprio Dio.

Oggi é questa l'unica riflessione che mi viene.
La tragedia di Ancona, con quelle vittime anziane ed indifese, artefici consapevoli del proprio destino, mi richiama alla esigenza di una pace che non riusciamo a vivere né a livello globale né a livello nazionale.

E' appena il caso di richiamare una delle mie poesie del ciclo politico che, sotto aspetti piú laici, esprime lo stesso concetto:

Siamo diversi

Troviamo il modo di vivere insieme
anche se siamo diversi.
Sttabiliamo le regole della nostra convivienza
e restiamo diversi
senza che nessuno si senta migliore.

Essere diversi é una cosa del tutto normale. Sarebbe strano il contrario e cioé che fossimo tutti eguali come il prodotto di una clonazione.
Dobbiamo peró trovare le regole affinché le nostre diversità si possano manifestare in un contesto di rispetto recicproco.
I nostri padri costituenti pensarono di disegnare questo contesto scrivendo la nostra Costituzione ma molti oggi ne mettono in discussione il rispetto.
I guai cominciano sempre quando qualcuno si sente superiore agli altri.

mercoledì 3 aprile 2013

Prima i ricchi e poi i poveri

Ieri il nostro Parlamento ha scritto una delle pagine più nere della nostra storia.
Nell’ambito della norma per il pagamento dei debiti dello Stato, fomentati dal massimalismo ottuso del Movimento 5 Stelle, ha votato che “verrà data priorità ai crediti non oggetto di cessione, quindi non quelli già girati alle banche”.
Se, nel sito della Banca d’Italia, consultate la tabella dei tassi effettivi globali medi rilevati ai sensi della legge sull’usura al 31/12/2012 scoprite che le imprese pagano dal 5,32% all’8,35% annuo per l’anticipo delle fatture, oppure c’è qualcuno che pensa che questa operazione sia gratuita?
Con questa determinazione verranno pagati prima i ricchi, cioè quelle imprese che per la loro solidità economica non hanno bisogno di ricorrere al credito delle banche.
Poi verranno pagati i poveri, quelli che sono costretti a farsi anticipare dalle banche anche fatture di importi banali. Sono un bancario e vi posso assicurare che ne vedo tanti che sopravvivono solo perché fanno l’anticipo delle fatture.
Che schifo.

martedì 2 aprile 2013

Il gioco sporco

Grullo Sparlante che sei al mare, dacci oggi il nostro vaffa... quotidiano.
Immagino sia questa la preghiera laica che recitano ogni giorno i due Capigruppo dei Grulli ed il Grullo Sparlante non li delude mai.
E' da quando si é insediato il nuovo Parlamento ed i due rami hanno eletto i rispettivi CapoGrulli, che il CapoGrulloMaschio passa, come dice giustamente Crozza, il cinquanta per cento del tempo a rilasciare dichiarazioni ed il cinquanta per cento del tempo restante a smentire quello che ha detto.
Non é un caso.
Lui e la sua collega, due simpatici Grulli da avanspettacolo, sono finiti nel tritacarne del gioco sporco della politica e non hanno scampo.
I due ci mettono certamente del loro. Dovrebbero imparare da un loro esimio collega, l'onorevole Angelino Alfano. Anche quest'ultimo non conta nulla ma, a parte quando annuncia le primarie del PDL, si barcamena meglio e riesce a non predersi piú di un vaffa... la settimana.
Come puó la CaopoGrulloFemmina presentarsi alle consultazioni del Presidente incaricato di formare il governo e dire che le sembra di essere a Ballaró. Voleva certammente dire "Scherzi a Parte" l'unica trasmissione in cui  apparirebbe credibile l'ipotesi che una fancazzista come lei potesse presentarsi ad un simile incontro.
Oppure come puó definire "una porcata" il fatto che lo Stato paghi i suoi fornitori.
Questi due guitti, destinati al martirio, sono bersagliati da ogni dove perché il gioco sporcho conviene a tanti.

Innanzi tutto conviene al Grullo Sparlante perché piú questi due Grulli toccheranno con mano la propria inadeguatezza al ruolo che dovrebbbero ricoprire, piú saranno controllabili.
Quindi un vaffa... al giorno per togliergli ogni idea di torno e fargli capire che anche loro sono solo schizzi di merda.
A nulla vale il loro disperato tentativo di esercitarsi nel famosissimo "Che cosa sta pensando quiz", gioco reso famoso da Renzo Arbore. Il Grullo Sparlante adotta la tattica del zig-zag e qualunque cosa dicono questi Grulli, lui dice il contrario e gli assesta il loro vaffa... quotidiano.
D'altro canto i due CapoGrulli sono stati messi lí per questo. Il vecchio detto "puniscine uno per educarne cento" é sempre valido. Loro due si prendono i vaffa... sui  denti e gli altri capiscono che é meglio fare la parte delle scimmiette, quelle che non vedono, non sentono e non parlano.

Il gioco sporco conviene anche ai giornalisti, notoriamente dei bastardi, per trovare qualcosa da scrivere. I giornalisti fanno finta di non aver capito quale sia la cifra politica di questi due Grulli e continuano a fare loro domande di politica. Una sorta di tiro al piccione che riesce sempre perché i due Grulli sono proprio due piccioni.
Una volta davanti alle telecamere, con cento persone davanti che fanno finta di pendere dalle loro labbra, si inorgogliscono, iniziano a sognare di essere dei politici navigati e si  mettono a spararle grosse.
Cosí il giorno dopo i giornalisti possono fare i loro titoli a quattro colonne, Il Grullo Sparlante gli manda il suo vaffa... ed il gioco sporco continua.