Come ogni buon condannato, Silvio Berlusconi si professa innocente perché nulla sapeva del sistema con cui venivano sottratti denari dalle casse di Mediaset con la falsa intermediazione di un suo amico americano.
E’ strano che egli neghi oggi quello che, in qualche modo, ha ammesso non molto tempo fa.
Era il tempo del processo per la corruzione del magistrato che scrisse la sentenza Mondadori e tutto ruotava attorno ad una ingente somma di denaro che Berlusconi aveva girato a Cesare Previti e che quest’ultimo aveva diviso in due parti eguali fra il magistrato in questione ed un suo collega romano che probabilmente aveva fatto da tramite.
Nel corso del processo Cesare Previti sostenne che la somma ricevuta era solo il pagamento di una sua parcella ed il fatto che avesse girato la somma ai due magistrati nasceva solo da rapporti economici personali che nulla avevano a che fare con il processo Mondatori.
Dinanzi ad una simile dichiarazione il magistrato che presiedeva il processo gli pose una domanda che suonava più o meno così: “In tutti gli atti di questo processo non è presente neppure un foglio che porti la sua firma. Nessuna memoria legale, nessuna lettera e nessuna parcella. Come fa quindi lei a dirci che quei soldi erano il pagamento di una parcella dato che non esiste alcuna evidenza di una sua attività professionale in favore di Silvio Berlusconi e delle sue società?”
Cesare Previti rispose all’incirca in questi termini: “Io ho gestito tutta la definizione delle strategie legali di Fininvest sin dal suo nascere. Lei non trova documenti firmati da me in quanto io mi ero accordato con Fininvest per essere pagato estero su estero. Io quindi predisponevo i documenti che poi venivano firmati da un giovane avvocato del mio studio. Finivest mi pagava le parcelle sul mio conto in Svizzera”.
Mi permetto di usare il virgolettato in quanto questa parte del processo fu presentata in televisione, nell’ambito di più telegiornali, e quindi posso riportare il concetto con sufficiente precisione.
Giova ricordare come, per ammissione dello stesso Previti, gli avvocati che lo difendevano in quel processo fossero pagati da Fininvest e che l’ammissione di quella evasione fiscale non costituisse pericolo dato che era ormai prescritta. In ogni caso né Finivest né Silvio Berlusconi smentirono quelle dichiarazioni alle quali i magistrati in qualche modo credettero dato che Berlusconi fu estromesso dal processo grazie alla concessione delle attenuanti generiche dovute alla considerazione, espressa dagli stessi magistrati, secondo cui “Silvio Berlusconi era abituato a pagare parcelle rilevanti e quindi poteva non aver capito se quella richiesta economica era solo il pagamento di una parcella o il denaro necessario per corrompere i magistrati”.
Il buon Cesare Previti, diremmo anzi l’ottimo Cesare Previti, fornì anche la prova del fatto che quel patto truffaldino fu effettivamente posto in essere. Essendo anche accusato di aver intrattenuto rapporti con un noto malavitoso ne spiegò il senso spiegando che, a causa di quella forma di pagamento, lui non aveva disponibilità economiche in Italia e quindi, per le sue necessità quotidiane, era costretto a servirsi dei servigi di quel personaggio che andava in Svizzera e tornava con i contanti.
Cesare Previti aveva quindi reali disponibilità economiche in Svizzera che derivavano dai pagamenti che riceveva da Fininvest.
Io non so cosa vi ha raccontato vostra madre sui grandi segreti della vita. Mia madre, che era una gran donna, mi diceva sempre: “Figliolo ricordati che i soldi in nero nei conti esteri dei grandi lestofanti non li porta la cicogna. La cicogna porta solo i bambini. I soldi nei conti esteri arrivano solo sulla base di un furto. Si rubano i soldi dalle casse di una società, con false fatturazioni o false triangolazioni di intermediari compiacenti, e questi complici esteri trattengono la loro percentuale e ti accreditano il resto nei tuoi conti esteri”.
La circostanza che fra Cesare Previti e Silvio Berlusconi fosse stato concordato di pagare le parcelle estero su estero dimostra allora come quest’ultimo fosse perfettamente consapevole di disporre di conti esteri da cui poter emettere i pagamenti ed anche del fatto che esistesse un consolidato sistema predatorio che sottraeva illecitamente denari dai conti di Fininvest e/o Mediaset e li faceva affluire nei suo conti esteri.
Silvio Berlusconi ha allora la memoria corta quando adesso sostiene di non sapere nulla di certe strane operazioni che avvenivano nelle sue società.
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